Rocco Moliterni

Immagini tra realtà e fantasia

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C'è un'immagine quasi profetica dell'Uragano Sandy nel libro "Gotham City" (Damiani Editore), che Luca Campigotto, l'autore di queste foto, ha dedicato a New York. L'ha scattata nel 1999 dall'Empire State Building guardando verso Nord e si vede incombere su grattacieli, strade e ponti illuminati un cielo cupo e nero che sembra annunciare tempesta. E in molte delle immagini del libro il fotografo riesce a creare atmosfere sospese, sovente ti sembra che stia per succedere qualcosa (Cortlandt, Tribeca, 2007) con quelle scale antincendio sotto una finestra illuminata o che qualcosa sia da poco accaduta (Canal Street, 2004) con quell'auto della polizia di cui ti sembra di sentire la sirena. Per Campigotto, come ricorda Marvin Heiferman nella prefazione, la fotografia è "lo strumento supremo della nostalgia", in questo caso una nostalgia per un luogo (le persone sono assenti o marginali nei suoi scatti) che è al tempo stesso reale e immaginario. Non a caso "Gotham City" è una creatura dei fumetti, si ispira a New York ma è la città di Batman e Robin. E Campigotto da un lato ci restituisce una città reale, di celeberrime architetture (dal Guggheneim al Ponte di Brooklyn) e geometrie, dall'altro crea un mondo "di fantasia": agendo in post-produzione altera i colori, esaspera i contrasti, rende certi scorci (il Rockefeller Center) più simili a rendering o a scenografie che non a luoghi reali. E questo passaggio dalla fiction alla realtà, ma anche da una città dalle mille luci al degrado di quartieri come il Queens è sintetizzato dalle due immagini che "avvolgono" il volume.
Gli scatti vanno dal 1999 (ma c'è anche una foto del 1981, il primo viaggio nella Grande Mela del fotografo non ancora ventenne) ad oggi. "Le immagini raccolte in questo volume – scrive Campigotto – sono nate con gli occhi pieni di cinema e delle vecchie fotografie di Berenice Abbott, Alfred Stieglitz, Lewis Hine. Innamorato da sempre di questo immaginario visivo – documentario e poetico – ho seguito l'intreccio di mille suggestioni per cercare di evocare qualcosa ancora nell'aria". E così davvero sembra di trovarsi in "C'era una volta in America" o in "Carlito's Way", ma anche in certe immagini dall'alto nei "raccordi" della serie
Tv CSI New York.
Campigotto è veneziano e sembra curioso per uno nato in Laguna innamorarsi di New York. Ma lui spiega "A Venezia le strade di sera sono deserte e l'unico suono è un fruscio di passi e di acqua. Magnificamente simmetrica è New York, che invece è spesso fatta di colpi secchi, schianti e sirene che ululano. Ho dedicato molto tempo a fotografare queste due città, ho cercato di coglierne l'essenza visiva: il punto in cui l'evidenza dell'aspetto coincide con il risvolto fantasmatico".

 

recensione di Gotham City, in La Stampa, 29 novembre 2012

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Luca Campigotto